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Clima: in Europa piccoli miglioramenti, ma bisogna fare di più

L'Unione Europea lavora ad un accordo

È possibile trovare un compromesso tra sviluppo economico e impatti ambientali? Secondo quanto rilevato dall’Agenzia europea dell’ambiente sì.

I dati raccolti, infatti, dimostrano che dal 1990 al 2014, in contemporanea alla crescita economica del 46%, gli Stati membri hanno ridotto le emissioni di gas serra del 23% realizzando e superando addirittura l’obiettivo del 20% che era stato fissato per il 2020.

Per raggiungere il traguardo prospettato per il 2030, cioè il taglio delle emissioni del 40%, lo sforzo compiuto finora non sarà però sufficiente: bisognerebbe infatti alzare la percentuale di riduzione annua dall’1 all’1, 4%. Sarà necessario invece arrivare fino al 3,3 – 4,6% per centrare l’obiettivo del 2050, cioè la riduzione delle emissioni di gas serra dell’80% e fino al 95%.

Fonti rinnovabili ed efficienza energetica: questa la chiave per diminuire gli impatti ambientali senza rinunciare alla crescita industriale che verrà illustrata ai paesi più inquinanti e a quelli con economie emergenti in occasione della conferenza sul clima in programma a dicembre a Parigi. Allo studio dei rappresentanti UE vi è anche un accordo globale che, oltre all’impegno a ridurre l’inquinamento, prevede dei controlli quinquennali ai quali dovranno sottoporsi i paesi per verificare i progressi compiuti.

Come sottolineato dal commissario europeo del clima e dell’energia Miguel Arias Canete l’impegno dei governi per mitigare il riscaldamento globale è imprescindibile e non può più essere posticipato: la soglia di rischio fissata dalla direttiva IPPC (integrated pollution prevention and control) come punto di non ritorno è di 2°C ma si stima che il taglio delle emissioni finora conseguito porterà ad un innalzamento delle temperature globali di 3°C. 

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